” Green life” Il Verde va di moda

Ho scovato nell’archivio di Prismanews.net questo interessante articolo del 2013 e voglio riportarlo perché mi ha colpito l’attualità dell’argomento trattato.

Buona lettura.

“Di recente interesse per gli architetti è la green life, non perché sentano la necessità di una vita più morigerata, ma per le richieste dei clienti che voglio arredare le pareti esterne delle loro abitazioni con cascate verdi. Quindi per accontentare le richieste di chi vuole ammirare pareti arricchite di piante rampicanti si ricorre allo studio di vecchi nuclei abitativi, per carpirne i segreti di solidità e durata nel tempo reinventandoli sulla base delle esigenze odierne e del confort delle tecnologie moderne.

Un modo alternativo e del tutto ecologico per ripensare le strutture abitative del passato, molte delle quali sono oggetto di studio dell’architetto Edoardo Bit specializzato in sistemi di integrazione tra vegetazione e involucro edilizio, con particolare interesse verso l’impatto tecnico e progettuale su scala urbana e della singola abitazione. Illuminante a tale proposito il saggio da lui pubblicato per Wolters e Kluwer Italia Il nuovo verde verticale dove si analizzano tutte le possibili strutture abitative con varie proposte di verde verticale.

Gli studi del caso partono dall’analisi dei turf buildings tipici delle popolazioni vichinghe, strutture parzialmente o totalmente ricoperte con zolle d’erba a basso impatto ambientale. Questo sistema consente una solida protezione dagli agenti atmosferici, favorendo la diminuzione degli scambi termici tra edificio e ambiente esterno; e senza grandi sprechi di tempo e denaro perché il materiale è di facile reperibilità.

Questi nuclei abitativi erano composti da strutture di pietra e legno, sui quali successivamente venivano adagiati gli strati di terriccio che con il tempo si arricchiva di vegetazione autoctona. Per garantire l’isolamento termico ed evitare le infiltrazioni d’acqua tra la struttura e il terriccio venivano collocati vari strati di corteccia di betulla, elemento naturalmente impermeabilizzante.

Turf building

Fig. 1. Turf building. La base è  in pietra, mentre la struttura restante è in legno ricoperto di substrati inerbiti. (©http://www.travelblog.org/Europe/Iceland/blog-329642.html)

Dunque nelle zone geografiche dal clima rigido le moderne chiusure (interni abitativi) verticali vegetate rappresentano i pronipoti dei turf buildings, ma cosa prevede l’architettura là dove il clima si presenta torrido e caldo?

In questo caso si predilige l’impiego di piante rampicanti. Questa tecnica sviluppatasi principalmente nell’Europa meridionale e in sud America per attenuare le sollecitazioni ambientali esterne è considerata l’antenato dei moderni rivestimenti vegetali, esempio ne sono le pareti esterne invase dai rampicanti o le pergole rivestite da cascate di vegetazione.

Il verde presente dona alle strutture abitative dei benefici precisi: la protezione solare che favorisce la diminuzione del flusso termico che si abbatte sulle facciate (in mancanza della vegetazione penetrerebbe all’interno del nucleo abitativo); migliori performance della struttura dovute alla conformazione naturale del verde, inerzia termica del fogliame, elementi legnosi e la massa liquida di cui sono composti.

Italy rome

Fig. 3. Roma Via Giulia . (©http://www.blork.org/blorkblog/2008/06/28/happy-birthday-via-giulia/)

Inoltre, questa tipologia di verde costituita da fogliazione decidua (piante che perdono le foglie in inverno) consente un massimo confort, in quanto nei mesi invernali il sole ha la possibilità di irradiare il suo calore penetrando all’interno del nucleo abitativo con i suoi raggi. Dunque le piante caducifoglie rappresentano un elemento reversibile, spendendo il massimo della loro efficacia durante i mesi primaverili ed estivi.

Insomma un modo per abbellire con gusto e senza costi proibitivi le proprie abitazioni dando quel tocco di verde, magari in città, contribuendo alla riqualificazione dei centri storici o dei quartieri periferici regalando, è proprio il caso di dirlo, un panorama di più ampio respiro.”

 

Redatto da Francesca Colica – Prismanews.net 10/01/2013

 

 

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